Dopo più di qualche anno di lavoro nel settore, la vita ti costringe a rivedere la tua definizione di “Design“. Design è stata per tanto tempo quella parola che avrei voluto mi descrivesse nel momento in cui mi chiedevano che lavoro facessi e invece sempre di più è diventata quella parola con la quale si rischia di riempirsi la bocca senza in realtà dire nulla di in più di quanto ci fosse prima.
Questo è un po’ tutto quello che il design non dovrebbe essere, il design deve aggiungere qualcosa alla realtà. In un primo momento con l’immaginazione e poi con la fisicità. Si tratta di progettazione, non solo di estro artistico, è un processo che ti fa sacrificare più che salvare. Si butta via tanto, perché in un mondo dove è tutto così affollato, pieno e stipato se sei un po’ claustrofobico come me rischi di sentirti stretto.
Allora sono giunto alla conclusione che il vero designer deve aggiungere spazio alla realtà, aria, respiro. Semplificare fino al punto in cui non riesce a rendere di nuovo umano ciò che non lo è più. Andare oltre le belle parole e al pensarsi prescrittori del futuro, che obiettivamente mi sembra una bella fregatura.
Sicuramente suonerà come un controsenso, ma sono sicuro che la figura del designer fighetto che ti insegna come devi vivere, riempiendoti di gadget lisci e lucidi, abbia stufato un po’ tutti. Io perlomeno preferisco di gran lunga quell’uomo un po’ primitivo che imitando la forma più semplice che ci sia ha inventato la ruota.
Insomma non è che il less sia sempre stato more, ma in questo momento storico il vero lusso è aver le tasche vuote invece che averne le tasche piene.
